news

separazione

rassegna stampa 2011

Guida Oro I Vini di Veronelli 2012

Guida Luca Maroni 2012

Guida Luca Maroni 2012

Castellucci Miano-Atlante degli Spumanti d′italia

ANNO 2006
ANNO 2007
ANNO 2008
ANNO 2009
ANNO 2010
ANNO 2011
ANNO 2012
ANNO 2013
ANNO 2014
ANNO 2015
ANNO 2016
ANNO 2017
ANNO 2018
ANNO 2019
ANNO 2020
ANNO 2021
ANNO 2022
ANNO 2023
ANNO 2024
ANNO 2025
ANNO 2026

 
  Guida Oro I Vini di Veronelli 2012
  La Guida Oro I Vini di Veronelli 2012 ha
assegnato al Maravita IGT Sicilia 2007 le TRE STELLE, il più prestigioso dei premi della guida, con il quale identifica i vini che hanno ottenuto un risultato uguale o superiore a 93/100.

image
 

printindice

  separazione
 
  Guida Luca Maroni 2012
  Castellucci Miano nell′annuario Luca Maroni 2012 dei migliori vini italiani

Scarica file >
Scarica file >
 

printindice

  separazione
 
  Guida Luca Maroni 2012
  Scheda Vini Castellucci Miano nella Guida Luca Maroni 2012

Scarica file >
Scarica file >
 

printindice

  separazione
 
  Castellucci Miano-Atlante degli Spumanti d′italia
  Castellucci Miano nell′Atlante degli Spumanti d′italia metodo italiano. Andrea Zanfi

Ho da sempre considerato il vino un nutrimento dello spirito, un prodotto emotivo; ogni volta mi sono disposto benevolmente nei suoi confronti, lasciando che mi toccasse, mentre mi accingevo a sfiorare quel suo mondo calmo, etereo e frenetico allo stesso tempo, mettendo in campo, nel sottile gioco dei ruoli, la forza dell’animo, la cocciuta determinazione e il desiderio di capire e conoscere cosa si possa celare dietro a ciò che vedo e sento in un bicchiere.
Per comprenderlo, non ho mai avuto il problema di complicarmi la vita; anzi, con enorme piacere e senza sacrificio sono andato dovunque avessi voglia e modo di curiosare, in modo da interpretarne fenomenologia ed aspetti con cui si manifesta. Un viaggio lungo, lunghissimo, con il quale ho voluto avanzare oltre i fatti, la realtà delle cose ed il mondo esteriore, a cui molti rivolgono spesso attenzione, aggirando l’apparenza e certe volte scavalcandola, solo per capire quale anima o persona vi fosse dietro ad un bicchier di vino. Come un enofilo, ho affinato la mia sensibilità di indagare sul talento dei luoghi, che disegnano con i vini magnifiche opere, grazie alla vena artistica della natura.
Ed è in Sicilia che, più che da altre parti, trovo quanto il creato possa essere magnanimo con chi sa apprezzarlo e quanto invece esso si neghi a chi se ne voglia approfittare, fottendolo.
Così, mi metto in ancora in viaggio, questa volta in compagnia del mio amico Piero Buffa, addentrandomi nel cuore dell’isola per raggiungere, passando dalle Madonie, Valledolmo.
Conosco bene la strada. È la stessa che mi ha condotto da queste parti in altre occasioni e che striscia in mezzo a fantastici altopiani, posti fra i seicento e i mille metri, che rappresentano ancora il granaio di una Sicilia sconosciuta anche agli stessi siciliani, dura ed estrema, in grado di offrire una viticoltura di montagna che nulla ha da invidiare a quella dell’Etna, di cui oggi si parla tanto. I vini di Castellucci Miano che ho degustato e che mi hanno spinto a perdermi in queste terre mi hanno riportato alla mente zone viticole più atte a prodotti fini, veritieri e di non facile comprensione; vini eleganti e suadenti, come potrebbe esserlo un velo scosso dal vento, che pudicamente scopre, senza rivelarne appieno le forme, il corpo di una femmina, lasciando libero spazio all’immaginazione. Pensieri che svaniscono subito, poiché bastano pochi chilometri per ricordarmi che chiamare strada quella che sto percorrendo deve essere considerato un eufemismo letterario, dato che l’opera d’ingegneria, che, in tempi neanche tanto remoti, consentì la costruzione del suo tracciato, è ormai memoria presente negli archivi urbanistici della Provincia di Palermo, ben sostituita da buche e smottamenti.
Un territorio affascinante, tipico, silenzioso, il cui mutismo è interrotto, talvolta, dal vento o dallo stridere di poiane o falchi che sorvolano il cielo, terso come può esserlo solo quello di Sicilia, quando a primavera si impasta con la terra. Scopro, avvicinandomi, pochi vigneti, che fanno capolino fra un mare di grano, solo all’apparenza abbandonati; invece racchiudono un patrimonio genetico enorme, alla cui base si trovano vitigni autoctoni, quali il Catarratto e il Perricone, con viti di trenta o quarant’anni, caratterizzate da vecchi sistemi di allevamento ad alberello. Una filosofia produttiva, che, sviluppando sostenibilità ambientale abbinata all’antica tradizione locale, permette a questa cantina di salvaguardare e migliorare la biodiversità del territorio, senza fretta di andare a produrre molto più delle centocinquantamila bottiglie di vino, fiore all’occhiello di un’azienda coraggiosa e unica nel panorama siciliano.

image image image image
 

printindice

  separazione

[1]